Nessuno sapeva che sarebbe durato per sempre. Magari non come all’inizio, con tanta paura ma anche con la convinzione che sarebbe durato poco. Neanche dopo tre mesi, quando l’arrivo dell’estate sembrava averci liberato dai vincoli.
E dopo tre anni, le aziende e le persone si trovano a fronteggiare una nuova normalità, in cui lo smart working non è più una scelta obbligata, non è una condizione transitoria, ma un nuovo modo di vivere lo spazio lavorativo.
E se c’è chi ha abbracciato la possibilità di lavorare da casa come un vantaggio (per accudire più facilmente i bambini, per non dover affrontare ogni giorno il traffico, per non consumare benzina e ossigeno), ci sono sicuramente dei risvolti meno positivi.
Già nel maggio del 2021, un’indagine condotta dall’American Psychiatric Association su lavoratori da remoto[1] registrava che la maggioranza dei rispondenti provavano “impatti negativi sulla salute mentale, senso di isolamento, solitudine e difficoltà a staccarsi dal lavoro alla fine della giornata”.
In casi del genere, che cosa possono fare i leader per il benessere delle proprie persone?
È noto come stili di leadership positiva (inspiring, motivating, trasnformational) possano influire positivamente sulla salute mentale dei propri collaboratori, andando ad agire di conseguenza anche sul miglioramento della loro performance lavorativa (Montano et al., 2017)[2].
Ma cosa succede quando i collaboratori lavorano in remoto? Che cosa può fare in più il leader per sostenere la salute mentale delle proprie persone?
Se già nell’interazione face-to-face non sempre è facile riconoscere segnali di malessere tra i collaboratori, può essere ancora più difficile in una situazione di smart working. Un interessante articolo uscito su Forbes[3] ci aiuta a individuare per i leader alcuni comportamenti virtuosi da mettere in pratica, a vantaggio del benessere mentale delle persone che operano da remoto.
1. Pianificare incontri
Che siano di persona o virtuali, è fondamentale pianificare appuntamenti regolari con il team. Il ritorno in ufficio può essere l’occasione per organizzare meeting, spazi di co-working ma anche pause caffè che infrangono i silos e anche la monotonia del lavoro da casa. Ideale sarebbe poi avere ogni anno un evento che raduni in presenza tutto il team. Anche senza investimenti faraonici, quello che importa è la possibilità di ritrovarsi e passare insieme un tempo di qualità, per fare brainstorming, condividere progetti e confrontarsi sulle nuove opportunità. Da remoto è essenziale ricreare situazioni analoghe, dove gli appuntamenti servano per una chiacchierata, per decomprimere, per risollevare il morale anche con giochi e piccole celebrazioni.
2. Organizzare regolari momenti di check
Ancora una volta, l’oggetto non è lo stato di avanzamento dei progetti ma ciò che accade nella vita delle persone. Un buon leader costruisce una cultura di sicurezza psicologica, in cui le persone riescono a condividere ciò che li fa stare bene e ciò di cui hanno bisogno. 10 minuti di scambio all’inizio di un meeting possono portare alla luce non solo i piani per il weekend, ma anche difficoltà come malattie o impegni gravosi. Questo dà al leader la possibilità di costruire con le proprie persone relazioni più forti.
3. Empatizzare con il work-life balance delle persone
Il lavoro in presenza ha delle pause “naturali”, che si nutrono di scambi interpersonali. Operare da remoto non può significare invece lunghe ore incatenati alla scrivania, in solitudine. Il manager deve essere fiducioso che, una volta settate aspettative e obiettivi, il lavoro verrà portato a termine indipendentemente dal tempo passato on line. Il leader deve legittimare le persone a mettere in agenda delle pause, magari per andare a prendere i bambini a scuola o per fare una passeggiata. E ovviamente, rispettare il tempo serale, dedicato a ricaricare le batterie!
4. Incoraggiare i periodi di ferie
Di fronte a persone che non hanno fatto delle ferie reali per due anni a causa della pandemia, è importante incoraggiare e sostenere periodi di totale disconnessione dal lavoro, fondamentali per la cura del proprio benessere mentale e fisico e per rigenerarsi nella vita personale e professionale.
5. Dare riconoscimenti
Decisamente più facile in presenza che da remoto, è però altrettanto importante riconoscere i successi delle proprie persone, festeggiando anche le piccole vittorie per incentivare il senso di appartenenza e di orgoglio personale. Può essere un’apertura dei meeting, una slide condivisa, una chat dedicata ai riconoscimenti. Piccole iniziative che fanno la differenza sul benessere delle persone!
6. Dare visibilità alle risorse aziendali per la salute mentale
Talvolta il disagio mentale è stigmatizzato e le persone che ne soffrono patiscono in aggiunta un senso di vergogna. Il leader ha il dovere di pubblicizzare e normalizzare tutte le risorse e i benefit che l’organizzazione offre alla propria popolazione, nel rispetto della privacy di ciascuno.
Se questi comportamenti entrano nella prassi consapevole del leader, si farà un importante passo in avanti verso la costruzione di una cultura organizzativa a sostegno della cura delle persone e, in particolare, della loro salute psicologica.
[1] https://www.psychiatry.org/newsroom/news-releases/as-americans-begin-to-return-to-the-office-views-on-workplace-mental-health-are-mixed
[2] Montano, D., Reeske, A., Franke, F., & Hüffmeier, J. (2017). Leadership, followers’ mental health and job performance in organizations: A comprehensive meta‐analysis from an occupational health perspective. Journal of organizational behavior, 38(3), 327-350.
[3] https://www.forbes.com/sites/forbesbusinessdevelopmentcouncil/2022/10/31/how-to-prioritize-employees-mental-health-on-remote-teams/?sh=685c581b3f93